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Gaeta: tra addii e novità, è il momento di svoltare

La stagione di Eccellenza Lazio si sta avvicinando sempre di più alla sua fase più calda, vista l’imminente conclusione del girone d’andata. C’è chi ha vissuto un inizio esaltante, chi sta trovando la sua dimensione soltanto adesso e chi, invece, è ancora alla ricerca di una svolta. Il Gaeta, ad esempio, fa parte dell’ultimo gruppo: solo due vittorie (tre, se consideriamo quella non più valida contro il Real Cassino) in dodici partite, sette pareggi (quattro per 0-0) e tre sconfitte. Un bilancio non di certo da squadra di vertice come, invece, ci si aspettava ai nastri di partenza del campionato, considerati i tanti investimenti fatti dalla società in estate (molti dei quali hanno già rescisso per accasarsi da altre parti). Infatti, momentaneamente, i biancorossi sono a ridosso della zona playout nel girone B e con appena un successo (2-0 sul Ceccano) nelle ultime undici sfide di campionato. Nel mezzo, come se non bastasse, due cambi di allenatore (Mancone prima, Pascucci poi, durato appena una settimana); adesso, però, c’è Campolo in pianta stabile e sembra che il gruppo stia iniziando ad assimilare, piano piano, i suoi principi di gioco, anche se i tre punti faticano ad arrivare con continuità. Parola di Gabriele Giordano, esterno mancino di piede, intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni per raccontarci i mesi turbolenti appena trascorsi in quel del ‘Riciniello’.

L’intervista

Ciao Gabriele. Innanzitutto, come stai?

“Ciao. Ora sto meglio, arrivo da un paio di partite in cui sono tornato a giocare per novanta minuti pieni; quindi, sto tornando al mio stato di forma ottimale. Purtroppo, l’infortunio che ho accusato ha rovinato un inizio di stagione positivo, visto che avevo anche fatto gol alla prima giornata a Paliano. Sono stato indisponibile proprio quando i risultati hanno iniziato a non arrivare più e ti assicuro che avrei fatto qualsiasi cosa per contribuire alla causa, ma non ho potuto. Ho sofferto molto per questo. Adesso, però, fortunatamente mi sto ritrovando”.

Il Gaeta, invece, continua a fare fatica dal punto di vista dei risultati, ma le prestazioni ci sono: quanto si sta vedendo l’identità di mister Campolo nel vostro modo di giocare?

“Il mister, da quando è arrivato, ha voluto dare la sua impronta. Subivamo tanti gol prima del suo insediamento, mentre ora quel lato negativo l’abbiamo aggiustato (due reti incassate sotto la gestione Campolo; nove in quella di Mancone, ndr). Adesso stiamo lavorando tanto anche sulla fase offensiva perché abbiamo fame e voglia di sbloccarci per tornare a segnare”.

Come avete vissuto quella settimana di fuoco tra gli addii di Mancone e Pascucci?

“Ero davvero dispiaciuto per l’addio di mister Mancone perché erano stati lui e il direttore sportivo (Francesco Grasso, ndr) a volermi fortemente. Non so nemmeno io che cosa non abbia funzionato perché lo ritengo un allenatore capace e intelligente. La settimana successiva è stata fortemente destabilizzante, infatti anche noi giocatori abbiamo perso delle certezze. Fortunatamente, poi, la società è stata brava a intervenire per ridarci una quadra”.

Che cosa stai imparando di più da questo tuo primo anno da ‘fuori sede’, calcisticamente e personalmente?

“Stare lontani dalla propria famiglia e da tutti gli affetti più cari non è facile, specialmente per un ‘novizio’ come me. Per fortuna ho trovato dei compagni splendidi che non mi hanno mai fatto sentire solo. Sto imparando molto, persino a sbucciare le patate e a lavare la cucina, tutte cose che non facevo a casa con i miei genitori. Dal punto di vista calcistico, invece, sto cercando di migliorare l’aspetto fisico perché il girone B, rispetto all’A, è meno tecnico e più maschio e un giocatore come me può fare fatica”.

Chi sono quei compagni che ti hanno insegnato a sbucciare le patate?

“Natiello e Colarieti, due bravi coinquilini (ride, ndr)”.

Grazie, Gabriele

“Grazie a voi”.

 

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