Non poteva esserci un finale più simbolico. Non poteva esserci immagine più rappresentativa di una stagione che, mese dopo mese, ha assunto i contorni dell’eccezionalità. La Scafatese ha conquistato il primo Scudetto Dilettanti della propria storia travolgendo il Vado con un clamoroso 6-0 nella finale della Poule Scudetto disputata allo stadio Bonolis di Teramo. Un risultato senza appello, una dimostrazione di forza che raramente si vede in una finale nazionale e che certifica ciò che il calcio dilettantistico italiano aveva già compreso da tempo: la squadra di Giovanni Ferraro era la migliore del Paese.
La partita è stata a senso unico fin dalle prime battute. A sbloccare il risultato è stato il capitano Andrea Esposito dopo appena un quarto d’ora. Le espulsioni di Bondioli e Gulinelli hanno poi spianato ulteriormente la strada ai gialloblù, che prima dell’intervallo avevano già chiuso la pratica con le reti di Volpicelli e Palmieri. Nella ripresa è arrivato il diluvio definitivo: Sicurella, ancora Palmieri e infine Acquadro hanno completato un 6-0 destinato a entrare nella memoria della società e dei suoi tifosi. Al di là delle statistiche, quello che colpisce è il significato del risultato. Le finali, per definizione, sono partite equilibrate. La Scafatese è riuscita invece a trasformare l’ultimo atto della stagione in una celebrazione della propria superiorità. Non esistono riscontri immediati che certifichino ufficialmente il 6-0 come la vittoria più larga nella storia della finale Scudetto di Serie D, ma si tratta certamente di uno dei successi più netti mai registrati nell’atto conclusivo della competizione e di una delle finali meno equilibrate che il torneo ricordi. In realtà, la finale di Teramo è stata soltanto l’ultimo capitolo di una cavalcata iniziata molti mesi prima. Una storia che affonda le proprie radici nell’estate scorsa, quando il presidente Felice Romano lanciò quella che all’epoca sembrava una provocazione: «Saremo in C a Natale». Una frase destinata a diventare il manifesto dell’intera stagione.
La promozione non è arrivata esattamente sotto l’albero, ma il senso della previsione era corretto. La Scafatese ha dominato il Girone G dall’inizio alla fine, conquistando la Serie C con sei giornate d’anticipo e lasciando alle rivali soltanto le briciole. Per lunghi tratti del campionato i gialloblù hanno dato l’impressione di appartenere a una categoria superiore, imponendo un ritmo impossibile da sostenere per chiunque. Nemmeno il momento più delicato dell’anno è riuscito a rallentare la corsa. A dicembre, con la squadra capolista e ancora imbattuta, la società decise infatti di esonerare Gianluca Esposito. Una scelta sorprendente, che provocò anche l’addio di Antonio Di Natale, apertamente contrario alla decisione. Molti pensarono che quella frattura potesse incrinare il percorso della squadra. Accadde esattamente il contrario. L’arrivo di Giovanni Ferraro consolidò ulteriormente una macchina già quasi perfetta. La Scafatese continuò a vincere, mantenne la propria identità e trasformò una decisione discussa in una dimostrazione di forza societaria. Alla fine della stagione, il cambio in panchina è apparso come uno dei tanti tasselli di un progetto che non ha mai smesso di inseguire l’eccellenza. Dietro tutto questo c’è inevitabilmente la figura di Felice Romano. Presidente, leader e volto pubblico di una società che negli ultimi mesi è diventata un fenomeno sportivo e mediatico. Dalle dichiarazioni ambiziose alle celebrazioni diventate virali sui social, Romano ha costruito una narrazione che ha accompagnato ogni successo della squadra. Ma la vera forza del progetto è stata la capacità di trasformare le promesse in risultati.
Ecco perché il 6-0 al Vado vale molto più di un trofeo. È il sigillo finale su una stagione irripetibile. È la fotografia perfetta di una squadra che ha dominato il proprio campionato, ha conquistato la promozione tra i professionisti e ha poi dimostrato di essere la migliore anche tra tutte le vincitrici dei gironi di Serie D. Un anno fa la frase «saremo in C a Natale» sembrava un azzardo. Oggi, dopo una promozione trionfale e uno Scudetto conquistato con un risultato da record, le parole con cui Romano ha rilanciato l’obiettivo successivo — «in due anni andremo in B» — suonano molto meno come una scommessa e molto più come una promessa.
