Un presidente che mette i giovani al primo posto, orgoglioso della salvezza da neopromossi e per nulla spaventato dalle trasferte. Ai nostri microfoni Massimo Mariani racconta il Città di Acilia: settore giovanile, il valore del consolidamento in Prima Categoria e la serenità con cui affronta il nuovo girone.
C’è l’intenzione di investire ancora sul settore giovanile per puntare ai Regionali e farne il serbatoio della prima squadra?
Abbiamo sempre lavorato sul settore giovanile e puntiamo a prendere qualche squadra regionale, anche se non è facile, viste le tante società limitrofe. Come club stiamo facendo bene in prima squadra, e l’anno passato abbiamo fatto esordire perfino un 2010: siamo davvero propensi a valorizzare i giovani. Io sono un presidente che li mette al primo posto, perché in Italia con i giovani si lavora poco, mentre in Spagna e Inghilterra li fanno esordire già a 15 anni: mi pare un’eresia non provarci. Tutte le nostre categorie sono provinciali, ma vogliamo salire a livello regionale.
Dopo la vittoria in Seconda Categoria, la salvezza da neopromossi: quali le basi per superare le difficoltà e che valore ha questo consolidamento?
Siamo partiti bene, senza problemi, ma ricordiamoci che su 16-18 squadre ne vince sempre una. A metà campionato abbiamo avuto qualche défaillance, perché in queste categorie il 95% dei ragazzi lavora e dobbiamo rispettare le loro esigenze, tra famiglia e impegni. Ci siamo comportati bene: abbiamo affrontato le squadre arrivate dal primo al terzo posto e due le abbiamo pure battute. La Prima Categoria è più impegnativa e lunga delle altre. A metà stagione ho cambiato allenatore: ringrazio Mauro Mancini, bravissima persona a cui mando un saluto, e oggi ho Andrea Ranaldi, uno che sa di calcio vero e che tiene ai ragazzi. È stato un anno di maturità e crescita, di cui sono soddisfatto. Qualche squadra, complici i nostri infortuni, era più organizzata: giusto che abbia vinto, come un anno prima era stato giusto vincessimo noi la Seconda.
Il Girone B porta anche trasferte lontane, come quelle dalle viterbesi: siete contenti del raggruppamento e vi preoccupa il dispendio di energie?
Non credo alle polemiche sui gironi: decide sempre la Federazione, e noi affrontiamo quello che ci danno. Andare nel Viterbese sono 65-70 chilometri: al limite portiamo i ragazzi a mangiare un bel fungo porcino, non è quello il problema. Anzi, sono contento di affrontare queste squadre, anche le più blasonate: ci devono sempre affrontare, e poi è il campo che parla. Dico sempre ai miei allenatori che oltre a noi ci sono altre 16 squadre. E conta sempre chi vince: se chiedi chi ha vinto l’ultima Champions lo sanno tutti, chi è arrivato secondo molti meno. Io sono contentissimo pure se mi mandano a giocare in Giappone, perché questa è una passione. Il vero dispendio di energie, semmai, è quello del presidente: trovare gli sponsor e i fondi per andare avanti, perché gestire una società è molto difficile. Ma i miei ragazzi sono pronti ad affrontare tutto.
