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Viterbese, che cosa ti succede?

L’inizio di stagione in Eccellenza Lazio della Viterbese si sta rivelando tutt’altro che positivo. Undicesimo posto nel girone A con appena otto punti conquistati in sei partite ed eliminazione al primo turno di Coppa Italia per mano del fanalino di coda Aurelia Antica Aurelio. Un ruolino di marcia tipico di una squadra da metà classifica e, certamente, non può essere questa la dimensione dello storico club gialloblù. Momentaneamente, il gruppo guidato da Aldo Gardini è il peggior attacco del girone, al pari di Astrea, Romulea e Tor Sapienza, con cinque gol fatti, per quanto i dati difensivi possano essere considerati una magra consolazione: cinque reti incassate, seconda miglior difesa dopo l’Aranova. Qual è, dunque, il problema? Un attacco troppo sterile? Un gruppo ancora poco coeso? Un calciomercato non pienamente soddisfacente in termini di completezza di rosa per ciascun reparto? Per tentare di dare una risposta a queste domande, analizziamo passo dopo passo i primi tre mesi di questa nuova stagione dei ‘leoni della Tuscia’.

Un calciomercato non ancora incisivo

La Viterbese è stata una delle società più attive sul mercato, a partire dalla conferma dell’allenatore, Gardini, per dare continuità a un progetto che già dall’anno scorso stava facendo vedere i suoi frutti. Quarantanove punti in ventisei giornate da quando l’ex Rieti si è seduto sulla panchina gialloblù, e un ruolino di marcia da promozione fatto di quattordici vittorie, sette pareggi e quattro sconfitte. L’obiettivo del ds Mattia Di Loreto, dunque, era quello di regalare al suo mister una serie di colpi non forzatamente altisonanti ma che potessero essere funzionali alla sua idea di gioco. Al momento, però, nonostante gli arrivi di Davide Follo, Antonio Proietti e Francesco Vivacqua (quarantasei gol in tre la scorsa stagione) l’arsenale offensivo gialloblù sembra comunque scarico. Come scritto precedentemente, difatti, sono state solo cinque le realizzazioni del reparto avanzato in questo inizio di stagione. Che cosa manca, dunque, alla Viterbese per poter invertire la tendenza? Probabilmente anche un po’ di spensieratezza in più, fondamentale per far andare le gambe più facilmente e tornare ad avere quell’estro tattico tipico delle formazioni ‘gardiniane’.

Una piazza esigente, ma che ti avvolge

La piazza viterbese vuole vincere, abbandonare al più presto quella categoria, l’Eccellenza, che non rappresenta affatto la storia di un club come quello gialloblù. Dall’ultimo fallimento, sembrava quasi impossibile tornare a fare calcio a Viterbo, tra promesse non mantenute e una giunta comunale poco collaborativa, soprattutto dal punto di vista della concessione dell’impianto sportivo cittadino – almeno inizialmente – ma il cambio di sede (e di nome) della vecchia Favl Cimini ha ridato speranza a un popolo voglioso di pallone e di tifo. Con il ritorno allo stadio ‘Rocchi’, poi, quel desiderio è divenuto realtà e la società ha scelto di investire il più possibile per ricambiare l’affetto di una tifoseria tanto bella quanto passionale. Al momento, il malcontento generale è parecchio, ma c’è un’immagine in particolare, giunta dall’ultima partita dello scorso weekend tra Viterbese e Grifone Gialloverde, che fa capire quanto l’amore (sportivo, si intende) possa essere più forte di un inizio turbolento e di una sconfitta così pesante e inaspettata. Al triplice fischio, con la squadra demoralizzata e schiacciata da un ennesimo risultato negativo, la curva gialloblù ha richiamato a sé i propri beniamini per parlare pacificamente e applaudirli, nonostante tutto. Un gesto d’amore incondizionato da cui il collettivo guidato da Gardini può ripartire definitivamente alla volta di quello che è l’obiettivo vero e proprio del club: abbandonare la categoria e provare a tornare grande come un tempo.

 

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