Nel nostro paese il calcio arriva presto, e malgrado sia lo sport che ci appassiona maggiormente, a volte ha portato a pagine di cronaca nera. Alcune molto note, altre meno. Credo che chiunque si ricordi, o abbia sentito parlare, di quell’incidente aereo avvenuto il 4 Maggio 1949 a Superga. Quando il velivolo che trasportava l’intera squadra del Torino in fase di atterraggio, causa nebbia si schiantò. Morirono 31 giovani, tra calciatori, dirigenti, giornalisti e membri dell’ equipaggio. Evento che annientò il Torino, che all’epoca era grande, capace di vincere ben cinque scudetti consecutivi, non riuscirà mai più a trionfare. Eppure abbiamo dovuto affrontare tragedie che non sono entrate, all’interno della nostra cultura popolare. Quello di cui parliamo oggi è la tragedia di Contigliano.
Siamo nel 1936, In Abruzzo, come in tutte le altre regioni, il giuoco del calcio è lo sport più seguito, e L’Aquila, nata appena nove anni prima, nel 1927 sta bruciando le tappe per raggiungere la massima Serie. Nel ’34 ha fatto il suo esordio in Serie B, ora dopo tre anni di rodaggio è il momento giusto per puntare alla promozione. La squadra è guidata da Attilio Buratti, anche lui giovane tecnico in ascesa che aveva giocato a calcio nell’Alba Roma. (una delle società che ha dato i natali all’A.S.Roma) L’Aquila ha disputato tre partite di campionato, il 3 Ottobre si gioca a Verona control la A.C. Verona. Per il viaggio viene scelto il treno come mezzo di trasporto, per essere più precisi, viene scelta la littorina, un mezzo di trasporto su rotaie diverso dai più riconoscibili vagoni perché può muoversi autonomamente, avendo ben uno o più apparati motoristici, ora in disuso. Ma nel primo dopo guerra andava per la maggiore. La partenza è fissata per per la mattina, visto che l’alta velocità allora non era neanche un’idea, alle 6:23 L’Aquila sale sul vagone, tra risa, incoraggiamenti, e opere di convincimento, per prendersi la vittoria, ripassando le ultime indicazioni di Buratti o forse immaginandosi il gol che avrebbero segnato, e come avrebbero esultato. Sicuramente, come prima di ogni grande impresa, l’idea del fallimento neanche sfiora la mente dell’essere umano. Dopo tre ore di viaggio vicino alla stazione di Contigliano, in provincia di Rieti, alle 9.45 la littorina si scontrò frontalmente con un convoglio postale.
Su quel trasporto a rotaie viaggiavano 69 persone, tutte ferite, 15 morte. Tra chi ha avuto la peggio c’è anche Attilio Buratti, il carismatico mister finisce così la sua carriera, avvolto dai “se”, dai “chissà dove sarebbe potuto arrivare” dalle lacrime. Tra i giocatori non ci furono decessi, eppure, forse, ebbero una sorte peggiore, visto che la maggior parte degli atleti non potè più tornare su un campo da calcio, a fare quello che semplicemente è il gioco più bello di tutti, che per alcuni fortunati diventa una passione, e per qualche eletto un lavoro. Senza passione il corpo sopravvive, ma lo spirito muore. Per i macchinisti non ci fu nulla da fare, ricordiamo che siamo nel 1936, il mondo non è quello che conosciamo oggi, la notizia dell’incidente fu diffusa tardivamente, tanto che i soccorsi arrivarono tardi, basti pensare che i primi aiuti furono portati dai feriti meno gravi. Ci furono anche dei fortunati, come gli squalificati Brindisi e Michetti, e il portiere Stornelli che non riuscì a svegliarsi in tempo per prendere il treno. All’indomani della tragedia fu proposto all’Aquila di ottenere la salvezza, senza dover giocare il campionato. La società rifiutò, decisa a giocarsi le sue carte, in onore di chi non c’era più e di chi non avrebbe mai più giocato. Purtroppo quella sofferenza non si supera e la società del capoluogo abruzzese deve arrendersi alla retrocessione, così come per il Torino che ancora non è tornato Grande, anche L’Aquila ancora non è tornata in Serie B. La ferita è ancora aperta.
Nella stagione corrente dopo l’esonero di Pochesci, la squadra si è rialzata con un netto 3-0 con il Fossombrone, la stagione è ancora aperta. Per accedere alla tanto agognata serie cadetta, il primo passo è accedere in Serie C. Tutto è ancora possibile.
