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Intervista a Stefano Melis, DS dell’Albula

Un terzo posto sfumato per un soffio, un nuovo corso in panchina con De Rocchis e uno spogliatoio blindato prima ancora del mercato. Ai nostri microfoni il DS Stefano Melis racconta la fame dell’Albula, la forza del gruppo e un’idea di calcio che mette l’uomo davanti al giocatore.

Terzo posto a due punti dal Fidene: quanto c’è di quell’amarezza nella fame di questa stagione?

Non ti nego che l’amarezza è tanta: la squadra era forte e lo abbiamo dimostrato in più occasioni, creando un gruppo solido, tant’è che sono state numerose le riconferme da cui ripartire. Purtroppo non sono stati tanto gli scontri diretti a penalizzarci, bensì alcune partite che era impossibile sbagliare, in cui ci abbiamo messo del nostro. Ma quella stessa amarezza è servita e ci servirà per ripartire con più voglia e fame di prima.

Dopo l’era Di Vico è arrivato mister Davide De Rocchis: quali le prime impressioni e come risponde il gruppo?

Ci siamo lasciati alle spalle un capitolo importante e ora ne abbiamo iniziato uno nuovo con mister Davide De Rocchis. Le prime impressioni sono ottime: ha le idee molto chiare. È un po’ un sergente di ferro che sta lavorando tantissimo sulla parte atletica, soprattutto in questa fase di preparazione, ma unisce il lavoro fisico a partitelle ad alta intensità e a tanta tattica. Questo mix ci sta servendo per dare una vera identità alla squadra, e il gruppo — anche se, come ben sapete, a nessuno va mai di correre e faticare troppo! — sta rispondendo alla grande, assimilando i pensieri e le direttive del mister con totale disponibilità.

Prima ancora del nuovo tecnico avete blindato lo spogliatoio, da Cirillo al muro difensivo: quanto era prioritario dare continuità?

Era la priorità assoluta. Quando hai una spina dorsale così forte, fatta di ragazzi straordinari e di valori importanti dentro e fuori dal campo, la cosa più intelligente era ripartire da lì. Blindare l’ossatura e confermare un attaccante del peso specifico di Filippo Cirillo ci ha permesso di non disperdere l’identità che abbiamo costruito. Il mercato serve a completare la rosa, ma la vera forza di una squadra sta nel cuore dello spogliatoio: noi siamo partiti da solide certezze, prendendo prima le persone e poi i giocatori giusti per il credo del mister e della società, perché come ben sapete prima viene l’uomo e poi il giocatore.

Come si stanno integrando i nuovi arrivati in un gruppo già così affiatato?

I nuovi si stanno integrando alla grandissima, anche perché la scelta sul mercato rispecchiava esattamente quello di cui parlavamo prima: sono arrivati prima di tutto grandi uomini e poi ottimi giocatori. Quando trovi ragazzi intelligenti e disponibili, l’inserimento in un gruppo così unito diventa tutto più semplice. Si sono messi subito a disposizione dello staff e dei compagni, portando entusiasmo e qualità: il clima nello spogliatoio è già quello giusto.

Dopo un terzo posto col miglior attacco e una rosa riconfermata, qual è il vero traguardo di quest’anno?

L’obiettivo primario è migliorare la classifica dell’anno scorso, poi per il resto non ci manca nulla e abbiamo tutto per lavorare bene, dai presidenti fino a tutte le persone di questa società. Abbiamo una rosa importante e sappiamo il nostro valore, ma preferiamo parlare con i fatti e lavorare sodo ogni domenica, senza proclami. È un girone nuovo e stimolante, dove affronteremo squadre con rose importanti. A fine stagione tireremo le somme e vedremo dove ci avranno portato le nostre gambe e il nostro lavoro, senza mai perdere di vista la cosa fondamentale: il calcio, prima di tutto, è divertimento!

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