“Dopo la pioggia viene il sereno”, ci ha insegnato Gianni Rodari, ma in casa Virtus Roma l’arcobaleno è lungi dall’essere spuntato, malgrado il successo esterno al PalaTriccoli di Jesi e — complice l’ampia vittoria di Caserta su Livorno — l’aver ripreso la testa della classifica grazie alla miglior differenza canestri negli scontri diretti con campani e labronici. Sempre il solito calderone di critiche e polemiche su tutto e tutti nel post-gara, con ognuno in grado, per fortuna, di crearsi la propria opinione senza farsi condizionare da giudizi altrui.
DR. JEKYLL AND MR. HYDE, questa Virtus, perché la partita di Jesi merita l’analisi di uno bravo, ma soprattutto di chi abbia studiato a fondo tutti i risvolti e i comportamenti della psiche umana. Come è possibile che una squadra che segna 55 punti nei primi venti minuti, con 19/32 dal campo e 8/12 da oltre l’arco, e che all’ultimo intervallo si trova avanti di 25 punti, a nove secondi dalla sirena finale rischi l’imponderabile, l’assurdo, il clamoroso dopo aver subito un parziale di 27-4? Roma è davvero andata vicinissima a combinare un pasticcio che chissà quali conseguenze avrebbe potuto avere, graziata da un incredibile errore del “Professore” Marco Arrigoni, uno che forse rimpiange la sua scelta estiva e che alla Virtus farebbe tanto comodo.
MANCANZA DI CONCENTRAZIONE, ROTAZIONI potrebbero essere oggetto di analisi — sempre da parte di quello bravo specialista dei meandri della mente umana — per arrivare alle ragioni del tentato e quasi riuscito suicidio degli ultimi dieci minuti, in cui la Virtus subisce cinque triple dopo averne concesse sei nei precedenti trenta minuti (ricordando che Jesi è la miglior squadra del campionato da oltre i 6,75) e segna soltanto un canestro dal campo e quattro volte dalla lunetta, per un record negativo di soli sei punti realizzati in dieci minuti. Visintin, in serata no (3/12 dal campo), resta sul parquet 34 minuti, Leggio 32 e Majcunic 29, mentre Barattini si vede per soltanto dieci minuti (con 8 punti) e il rientrante Rodriguez per 15 (8 punti).
ENZO CARBONARO è stato un grande tifoso della Virtus Roma, ma soprattutto un grande amico di chi ha frequentato PalaEur e Piazzale Apollodoro negli ultimi vent’anni. Piace ricordarlo con la sua maglietta numero 13, regalo personale di Gigi Datome, e con la sua radiolina con le cuffie, con cui ascoltava ogni domenica, prima della partita di basket, la cronaca della sua Roma. Preziosi i suoi consigli su come migliorare radiocronache e telecronache della Virtus, che puntualmente riguardava in TV ogni martedì in differita o ascoltava su internet alla domenica sera. Un onore essere stato una piccola parte del “suo” mondo Virtus, che conosceva probabilmente come nessun altro.
