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Focus: Edoardo Zeno

La stagione di Eccellenza Lazio sta entrando nel vivo e, tra le tante novità e sorprese che il campionato regala costantemente, non perdono terreno quelle certezze che, anno dopo anno, si sono consolidate nell’immaginario collettivo del massimo torneo regionale. Una di queste è la vena realizzativa di Edoardo Zeno, terzino destro dell’Eur che possiede il killer instinct tipico di un attaccante.

Il bilancio attuale recita 3 gol in 7 partite giocate, tra cui una doppietta realizzata alla prima giornata contro l’Astrea. La media, si può dire, è in linea con quella delle due stagioni precedenti, in cui ha messo a referto 14 marcature (9 la scorsa annata e 5 nel 2024/25, quando ancora vestiva la maglia della Romulea): numeri non certo da difensore.

Come si possono spiegare, però, certe statistiche? Un sistema di gioco che gli permette di attaccare liberamente la profondità creando superiorità numerica? Un passato da attaccante nelle giovanili? Oppure della semplice incoscienza – no, non vogliamo scimmiottare né scomodare il capolavoro di Italo Svevo – che lo porta a chiudere gli occhi e a trovarsi sempre al posto giusto al momento giusto?

Il calcio non è una scienza esatta e non c’è una risposta a questo quesito. Ci si può appellare solo alla bravura di un ragazzo che, con estrema umiltà, ha scalato le categorie diventando un punto fermo di una realtà in continua evoluzione come i bianconeri di Lungotevere Dante, elevandosi addirittura ad autentico trascinatore, molto più di una punta. Ma chi è, precisamente, Edoardo Zeno?

Segnare per la gioia di esultare (e di vincere coppe)

“Il primo obiettivo che ti insegnano a scuola calcio è fare gol, e io ho iniziato a praticare questo sport proprio per tale motivo, per segnare ed esultare”.

Queste parole, pronunciate da Zeno in una trasmissione non molto tempo fa, ci aiutano a capire da dove nasce la vena realizzativa del terzino dell’Eur. Alla fine, l’essenza del calcio è proprio questa: vince chi segna di più e, se si riesce ad arrivare all’obiettivo, si festeggia e si esulta.

Sin da piccolo il classe 2000 ha sempre avuto le caratteristiche del bomber, pur non ricoprendo quella posizione. Inoltre, da quando ha iniziato a guadagnare centimetri in altezza, ai tempi del liceo, ha rimodulato il suo modo di stare in campo, prediligendo la partenza dal basso per poi allungare la falcata e attaccare la profondità, così da creare superiorità numerica in zona d’attacco. Poi, chiaramente, c’è l’abilità di trovarsi sempre al posto giusto al momento giusto: quella o ce l’hai nel sangue, o fai fatica.

Crescendo, sono arrivate le prime opportunità: la Time Sport Garbatella in Prima Categoria nell’anno del Covid (2019/20) e la Polisportiva Ostiense, che gli regala la gioia più grande che un calciatore possa provare, ovvero realizzare il gol decisivo in una finale di coppa. Proprio così: Edo Zeno è il match winner della sfida tra i biancoverdi e la Torrice del 12 giugno 2022, con un gol di tacco segnato a un minuto dalla fine che regala il trofeo ai capitolini.

All’epoca una giocata del genere sorprese tutti, dagli addetti ai lavori ai suoi compagni, ma oggi, a distanza di qualche anno, forse non c’è troppo da restare estasiati. D’altronde, non si va in doppia cifra per tre anni di fila tra Prima Categoria e Promozione per caso.

Il segreto di tutto ciò? Giocare per il gusto di divertirsi, crescendo con questo imperativo, frutto soprattutto di un’educazione familiare volta a preservare l’integrità morale del proprio piccolo, che ora ha una vita completamente diversa al di fuori del calcio.

La passione per il giornalismo

Ciò che probabilmente la gente non sa è che Edoardo Zeno non ama solo giocarlo, il calcio, ma anche raccontarlo. Tra l’ultimo anno di liceo e i primi anni di università – che lo hanno anche portato a laurearsi in Scienze della comunicazione alla triennale e in Editoria e giornalismo alla magistrale – il terzino dell’Eur ha ricoperto il ruolo di redattore presso due redazioni web, tra cui una focalizzata sulla Lazio, riuscendo anche a iscriversi all’albo dei pubblicisti.

Questa carriera, però, non ha avuto seguito a causa delle scarse possibilità di sbocco che il mestiere del giornalista offre oggi alle sue leve più giovani e sognanti. Al momento, la sua vita parallela al calcio giocato dice marketing, in un’azienda del settore che gli ha permesso di garantirsi una stabilità economica maggiore rispetto a quella che gli stava fornendo il giornalismo.

Nonostante tutto, il classe 2000 non chiude definitivamente la porta al racconto sportivo, rimanendo fiero del percorso fatto in cinque anni di carriera tra articoli, trasferte e conferenze stampa seguite in giro per l’Italia e l’Europa.

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