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Che differenza c’è tra professionismo e dilettantismo?

L’ennesima eliminazione della Nazionale Italiana di calcio dalla corsa a un Mondiale ha sollevato – come è giusto che sia – polveroni su polveroni, a partire dal chiedersi perché lo sport nazionale per antonomasia sia così in decadenza da circa un decennio. Ebbene, quali potrebbero essere le cause? Infrastrutture vecchie e, talvolta, abbandonate a loro stesse (vedasi due stadi storici come il ‘Flaminio’ di Roma e il ‘Sant’Elia’ di Cagliari)? Settori giovanili in cui si predilige la fisicità e non la tecnica di base? Costi elevatissimi per l’iscrizione di un bambino a una scuola calcio nemmeno professionistica? Insomma, sarebbero tante le domande da porsi – e le risposte da dare – in merito, ma il focus di questo articolo è volto a dare lumi e una possibile spiegazione alle parole dell’ormai ex Presidente della FIGC, Gabriele Gravina, sulla differenza tra il calcio e gli altri sport. “Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono dilettantistici”. Questa la sua risposta a una domanda rivoltagli nella conferenza stampa post partita di Bosnia-Italia, persa dagli Azzurri ai rigori, in cui gli veniva chiesto come mai, negli altri sport, la nostra nazione brillasse e facesse faville mentre, nel ‘football’, persino nazionali con un punteggio ranking estremamente inferiore al nostro sono in grado di metterci in seria difficoltà. Dichiarazioni che hanno destato sdegno, rabbia e anche un filo di ironia da parte di tutti quegli atleti che, negli ultimi anni, hanno dato lustro al nostro Paese, sportivamente parlando. Esattamente, però, che differenza c’è tra professionismo e dilettantismo? Proviamo a fare chiarezza.

La differenza

Per avere un quadro che sia il più chiaro possibile, non ci limiteremo a definire la differenza tra sport professionistico e dilettantistico soltanto dal punto di vista normativo, ma anche sotto quello delle finalità. A tal proposito, chi pratica attività sportive a livello dilettantistico lo fa con uno scopo ricreativo, mentre i professionisti – lo dice la parola stessa – lo fanno per professione. In Italia, il CONI riconosce ben 46 Federazioni sportive nazionali, ma solo alcune di esse godono dell’omologazione da parte dello stesso Comitato del settore professionistico. Più precisamente, solo le federazioni del calcio, del basket, del ciclismo, del pugilato, del golf e del motociclismo hanno ottenuto il riconoscimento professionistico con l’applicazione della legge n. 91 del 1981. Le altre 40, di contro, devono far riferimento alle normative italiane che regolano il settore dilettantistico. Di conseguenza, non si trattava di parole del tutto campate in aria da parte di Gravina, ma il contesto, le tempistiche e la freddezza con le quali si è espresso non erano per nulla azzeccati. Inoltre, non è mancato il chiarimento in merito dell’ex presidente federale attraverso il comunicato diramato dalla stessa FIGC contenente l’annuncio delle sue dimissioni.

Il chiarimento

Questo l’estratto del comunicato in cui avviene il chiarimento in merito alla differenza tra sport professionistici e dilettantistici.

 “[…] Gravina si è detto rammaricato per l’interpretazione delle sue parole sulla differenza tra sport dilettantistici e professionistici, che non volevano assolutamente essere offensive nei confronti di alcuna disciplina sportiva, bensì erano un riferimento alle differenti normative e regolamentazioni interne (ad esempio, la presenza nella governance di alcune Federazioni di Leghe con le relative autonomie) ed esterne (con espresso riferimento alla natura societaria dei Club professionistici calcistici che devono sottostare a una legislazione nazionale e internazionale diversa dai Club dilettantistici)”. 

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