“Abbiamo combinato un disastro”. Così ha esordito mister Daniele Scarfini, allenatore dell’Aranova, nelle dichiarazioni post gara della sfida contro il Rieti che ha sancito la prima storica promozione in Serie D dei tirrenici. Già, un disastro. Si può definire “disastro” anche un qualcosa di estremamente positivo? Noi crediamo di sì e vogliamo accogliere l’idea del tecnico rossoblù. In fondo, la banda del ‘Le Muracciole’ ha sbaragliato una concorrenza composta soprattutto da organici che, a livello di budget, erano avanti anni luce. Programmazione, umiltà e tanta unione. Perché sì, se l’Aranova ha vinto questo girone A di Eccellenza Lazio è soprattutto perché è riuscita ad unire tutte e tre le componenti sopra citate. E poi, visto che nel calcio e nella vita anche un po’ di fortuna non guasta mai, vincere il grosso delle partite nelle giornate in cui le dirette concorrenti inciampano fa tutta la differenza del mondo.
Un girone d’andata da record
Nonostante una partenza con il freno a mano tirato (3 pareggi nelle prime 3 partite), l’Aranova ha messo a referto un girone d’andata al limite della perfezione. 40 punti in 17 uscite, miglior difesa del girone con appena 9 gol subiti e una capacità sopraffina di addormentare le partite in qualsiasi momento senza mai andare in affanno, questa è stata la ricetta messa sul piatto da Scarfini. In più, l’apporto dei due under arrivati dal mercato, Gianmarco Cipriani e Marco Fumasoni, è stato fondamentale per portare a casa punti e, soprattutto, quella sfrontatezza e quell’incoscienza che solo un giovane (forte) alle prime armi ti può dare. Beh, sì, l’Aranova è stata molto fortunata nel trovare anche questo. E poi, quando si hanno in rosa elementi come Alessio Teti (19 reti totali in stagione, di cui 11 nella prima parte pur non essendo la classica punta da area di rigore) e Luca Germoni (11 gol da terzino) solo per citare due nomi di un gruppo pazzesco, seppur privo di chissà quale superstar, tutto diventa più semplice, anche creare un gap di 12 punti sulle inseguitrici al termine della diciassettesima giornata.
Dalla flessione alla gioia
Le stagioni, anche le più belle e rampanti, si sa, hanno i suoi momenti di down. L’Aranova, questo step, lo vive poco dopo l’inizio del girone di ritorno in cui, però, ottiene punti importantissimi. Vince all’ultimo secondo contro il Roma City dopo essersi fatta rimontare due reti di vantaggio, pareggia al ‘Campo Roma’ contro una buona Romulea e poi sbaraglia sia la Monti Prenestini (seconda in classifica), che la W3 Maccarese. Da quel momento, invece, inizia la flessione: i rossoblù conquistano solo un punto nelle successive 4 uscite perdendo contro Grifone Gialloverde, Campus Eur e Pomezia (tutte squadre che nel girone d’andata aveva battuto senza nemmeno incassare un gol), iniziando a dilapidare piano piano tutto il vasto margine di punti con le varie concorrenti ottenuto nei mesi precedenti. Nonostante ciò, la banda Scarfini il primo posto non lo lascia mai, nonostante una solidità difensiva minore, 13 punti in meno ottenuti rispetto al girone d’andata e qualche problemino in più dal punto di vista fisico con degli infortuni di troppo, soprattutto dal lato Germoni. Il pareggio ottenuto all’ultimo respiro nel derby con il Civitavecchia e, soprattutto, l’1-1 dello ‘Scopigno’ di Rieti incoronano l’Aranova regina di un girone d’Eccellenza per la prima volta nella sua storia. È il trionfo di una famiglia che pur non navigando nell’oro ha saputo sfruttare al meglio ciò che aveva a disposizione perché, ricordiamolo, quando tutte le altre concorrenti facevano mercato tra dicembre e febbraio, i rossoblù hanno inserito solamente una pedina nuova, ovvero Fabrizio Bianchi. Il ds, Stefano Tartaglione, ha scelto di credere fino in fondo al gruppo al quale ha dato vita con il passare degli ultimi anni senza andarlo a stravolgere, seppur con la possibilità di farlo. Certo, la Serie D è un universo a parte dove è estremamente difficile andare avanti solo con la forza del gruppo e l’anima battagliera. Servono investimenti, idee e un lavoro certosino sui dettagli, anche il più piccolo, perché in un oceano di squali, se si vuole sopravvivere, non ci si può tuffare senza prima aver preso le giuste precauzioni. Però è anche vero che nel calcio la differenza la fa soprattutto chi possiede un qualcosa in più che non sia necessariamente di natura economica. L’Aranova, ad esempio, è molto altro: è famiglia, è cuore, è squadra in ogni suo minimo componente. E questo, nel calcio, aiuta, e non poco.
