“Forza, Sezze. Hai la forza di un leone”. Così recita il ritornello dell’inno ufficiale della Vis Sezze, ottava forza del girone B del campionato Eccellenza Lazio. Una strofa che riassume al meglio la caratteristica principale dell’undici rossoblù che, nonostante in estate abbia dovuto salutare due perni degli scorsi anni come Diego Palluzzi e Alessandro Ranellucci, sta conducendo una stagione ben al di sopra delle aspettative.
Una forma smagliante
La Vis Sezze sta bene e non lo dimostrano solo i risultati. Se non fosse stato per il 3-0 a tavolino inflitto dal giudice sportivo nel match contro l’Arce per via di una sostituzione di troppo, i leoni del ‘Tasciotti’ – con la vittoria di domenica scorsa a Ottavia – sarebbero saliti a quota undici risultati utili consecutivi. Quattro vittorie e sei pareggi per la squadra di Marco Di Rocco, che possono sembrare un’impresa tutt’altro che straordinaria, ma se consideriamo le avversarie, forse, si può cambiare idea velocemente al riguardo. Ferentino, Tivoli, Sterparo, Terracina e Anagni sono opponenti contro cui è molto complicato uscire dal campo con le ossa sane, specialmente se non si ha a disposizione un organico costruito per le zone nobili della classifica. La società setina, comunque, può contare su ottimi profili, alcuni di essi prodotti del settore giovanile come Gianmaria Cevrain, o grandi conferme degli anni passati del calibro di Matteo Compagno, Paolo Di Palma e David Boham. Insomma, un gruppo solido e ben amalgamato, ma non può non essere menzionato il suo collante più importante, ovvero l’allenatore.
Un mister che sa il fatto suo
Marco Di Rocco doveva riscattarsi dopo una stagione un po’ opaca al Campus Eur, culminata con le dimissioni nel febbraio 2025, e finora ci sta riuscendo perfettamente. Il tecnico classe 1988, lo dice la sua carta d’identità, è giovane e sa lavorare con i giovani. E la Vis Sezze è piena di elementi freschi e stimolanti. Il mister, inoltre, vanta un passato recente glorioso, seppur senza trofei, perché la salvezza ottenuta con il Ferentino due stagioni fa, da spacciati a gennaio, è da considerarsi alla pari di una coppa sollevata al cielo. E poi, dal playout vinto contro il Formia, gli amaranto hanno costruito il loro presente fatto di un quarto posto lo scorso anno (alle spalle soltanto di Unipomezia, Montespaccato e Lodigiani, delle corazzate) e di una finale di Coppa Italia giocata appena due settimane fa. Magari il paragone può essere un tantino azzardato, ma se ciò che Di Rocco tocca poi lo trasforma in oro, chissà che il leone rossoblù non possa iniziare a ruggire e fare paura anche nei piani alti dell’Eccellenza laziale da ora in poi.
