È un Natale dal “gusto dolceamaro” per la Virtus GVM Roma 1960. Perso al fotofinish il derby contro la LUISS, riesce comunque a mantenere — in virtù dello scontro diretto con la Pielle Livorno — il primo posto in classifica del Gruppo B della Serie B Nazionale, ma sarà costretta ad andare a guadagnarsi l’accesso alla Final Four di Coppa Italia domenica prossima sul parquet del PalaCattani di Faenza.
Dal sabato sera “stregato” contro gli universitari — al secondo derby di fila vinto contro la Virtus, malgrado un paio di assenze importanti come Bottelli e Atamah — ho tratto tre conclusioni, del tutto personali e che esulano dal semplice risultato finale.
Il peso del crunch time
Quando si entra nel “crunch time” delle partite, ossia in quello che gli americani indicano come il momento decisivo in cui bisogna prendere decisioni e metterle in pratica, non sempre le cose vanno nella maniera sperata o, tradotto in maniera spicciola, come si direbbe a Roma: “non sempre te po’ di’ bene”.
Contro Livorno la tripla finale di Rodriguez aveva premiato la Virtus; tutto il contrario è accaduto negli ultimi otto secondi del derby, dove un errore difensivo sulla rimessa ha regalato a Fernandez un piazzato non contestato — che solitamente l’ex Temple manda a bersaglio sette o otto volte su dieci — e Rodriguez ha poi sbagliato il tiro della possibile vittoria.
Due episodi hanno deciso in maniera differente due partite, perché in entrambi i casi sono state prese decisioni che entrambe le parti ritenevano giuste, messe però in pratica in maniera diversa e con un finale altrettanto diverso.
Riflettendo su questo, forse in futuro potrebbe risultare più semplice evitare di salire e scendere a ripetizione dal carro “virtussino”, cambiando giudizi e opinioni in base a un pallone entrato o meno. Alle 21:58 del 20 dicembre, dopo undici vittorie consecutive post San Severo, il cigno si è nuovamente trasformato in brutto anatroccolo?
Ognuno dia la sua risposta, ma lo faccia con un briciolo di onestà intellettuale, ricordando che un giudizio, per avere un minimo di credibilità, deve essere espresso valutando per intero la questione.
Il tema arbitrale
Che ci sia un problema arbitrale nella pallacanestro in generale è un dato di fatto. Ci sono lamentele in NBA, Eurolega e nella nostra LBA — dove peraltro c’è il supporto tecnico televisivo a contenere i danni — figuriamoci quello che può accadere in serie “minori”, dove non c’è la possibilità di consultare un video e solo da quest’anno è stato introdotto il terzo arbitro.
Premesso che l’errore umano è comprensibile e accettabile, e che nessuno è alla ricerca di alibi o scusanti per il risultato, credo sia degno di analisi il dato numerico prodotto dalla terna in grigio al palazzetto, con l’obiettivo di ricercare non l’ideale di arbitri perfetti — che non esiste — ma piuttosto un metro di valutazione uniforme nell’arco dei quaranta minuti.
Perché diventa difficilmente commentabile una partita con 49 falli fischiati, di cui sette soltanto nei primi due minuti e sedici secondi del secondo quarto, ma soprattutto una squadra che tira 24 tiri liberi nei primi venti minuti e poi soltanto cinque nell’intero secondo tempo.
Il basket è uno sport di contatti, non dimentichiamolo, ma spezzettare continuamente il gioco, irritando e sfinendo il pubblico, diventa inevitabilmente oggetto di discussioni e polemiche.
La nota positiva: Giovanni Lenti
Chiudiamo con una nota positiva della serata, ossia la straordinaria prestazione di Giovanni Lenti, cresciuto in maniera esponenziale a Roma grazie al lavoro di Marco Calvani e del suo staff tecnico.
I 24 punti del “Kyle Hines” toscano e una presenza sempre più dominante sotto canestro sono il risultato di un “crescendo rossiniano” stagionale, che consegna alla Virtus un giocatore che lascia che siano i fatti a parlare per lui.
