Una salvezza conquistata con una delle rose più giovani del campionato e un club che quest’anno festeggia 120 anni. Ai nostri microfoni il DS Emanuele Caltabiano racconta l’Albaroma: il bilancio dell’ultima stagione, gli obiettivi, l’atmosfera dell’ambiente e un modo di fare calcio che mette il valore del ragazzo davanti alla carta d’identità.
Avete chiuso a metà classifica: cosa vi ha convinto e cosa no della passata stagione?
Mi è piaciuto tutto, davvero tutto. Abbiamo iniziato a costruire la squadra a metà luglio, praticamente da zero, e nonostante ciò siamo rimasti in corsa per la salvezza fino all’ultima giornata, con un girone di ritorno fantastico. Per questo considero quella stagione un piccolo miracolo sportivo.
Qual è l’obiettivo stagionale e come giudica la rosa?
L’obiettivo, come sempre, è la salvezza, sperando che sia più tranquilla di quella dell’anno scorso, quando comunque non ho mai avuto il dubbio di non salvarci. Abbiamo confermato metà dei giocatori e inserito pezzi funzionali, quasi tutti giovani, tranne un paio di elementi d’esperienza necessari: altrimenti saremmo stati un Under 19.
Si è fatto un’idea delle altre squadre: quali vede favorite?
È un girone che mi affascina, pieno di belle realtà. Vedo l’Atletico Lariano tra le candidate al vertice, e poi società storiche come Tor Sapienza e Fondi. Occhio anche al Pontinia, che mi era piaciuto molto, al Cisterna, che si è rinforzato partendo da un’ottima base, e alla Pescatori, squadra forte. Sarà un girone equilibrato e affascinante, di quelli che mi piacciono.
Che aria si respira all’Albaroma?
Un’aria distesa e serena, senza pressioni. Abbiamo iniziato il 3 agosto e il grosso del gruppo era quello dell’anno scorso: i ragazzi chiave sono riusciti a trasmettere ai nuovi cosa significhi giocare all’Albaroma. È un gruppo affiatato, che sta insieme anche fuori dal campo, e questo agevola tutto anche in partita.
Cosa significa contribuire ai successi di un club così prestigioso, che festeggia 120 anni?
È assolutamente stimolante, perché è un nome conosciuto da tutti. Con la presidenza ci siamo corteggiati per anni e finalmente è arrivato il momento di costruire qualcosa di importante anche per la prima squadra. Ai ragazzi lo dico sempre: dobbiamo onorare il logo che abbiamo sulla maglia, senza sceneggiate.
Qual è il suo apporto alla presidenza? Ci parli del suo modo di fare calcio.
La società, che due anni fa veniva dalla Seconda Categoria, mi ha dato carta bianca. Ho costruito un gruppo dirigenziale che sta crescendo, dove le decisioni si prendono insieme. Puntiamo tanto sui giovani: l’anno scorso ci siamo salvati con forse la squadra più giovane del campionato, schierando anche 2008 da titolari, perché a noi non interessa la carta d’identità ma il valore del ragazzo. Mi piace lavorare in team, collaborare con mister e staff, e valutare prima di tutto la persona. Con l’allenatore c’è piena sinergia: spero di lavorarci per anni, perché è un vero valore aggiunto.
