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Eddie Brock: un “dilettante” sul palco di Sanremo

Per molti italiani nella settimana in cui il Teatro Ariston si accende, inizia un momento magico: milioni di persone si riuniscono davanti alla televisione per ascoltare le canzoni inedite degli artisti in gara. Ogni anno nuovi tormentoni, nuovi ospiti, nuovi momenti divertenti e emozionanti, ma soprattutto nuove storie.

Quest’anno ce n’è una molto particolare, che riguarda da vicino un po’ tutti noi, appassionati di calcio professionistico sì, ma anche — e forse soprattutto — dilettantistico.

Edoardo Iaschi, in arte Eddie Brock, ex rider, operatore di call center e gestore di case vacanze, oggi cantante di successo, è arrivato fino a Sanremo. Fino all’anno scorso sognava dal divano guardando chi si esibiva sul palco; ora, tra i big della settantaseiesima edizione del Festival, c’è anche lui.

Ha iniziato la stagione come attaccante del Real Ponte Milvio, squadra appena promossa dalla Terza alla Seconda Categoria e che adesso viaggia verso una salvezza tranquilla. Un ragazzo semplice, che in qualche modo ci rende tutti orgogliosi del suo percorso, perché lo sentiamo vicino, lo sentiamo uno di noi.

In gara con la sua nuova canzone “Avvoltoi”, dedicata a un amore non corrisposto per una ragazza che sceglie quegli uomini, appunto gli avvoltoi, che “non valgono niente”. Eddie Brock — nome tratto dall’alter ego di Venom — si è autoprodotto la sua musica per anni, esibendosi in piccoli live. Poi, all’improvviso, la sua vita è cambiata grazie a una canzone che lo ha portato a coronare il sogno di sempre.

“Non è mica te”, singolo pubblicato nel luglio 2025 e diventato virale sui social e nelle radio verso la fine dell’anno, ha acceso i riflettori sull’attaccante del Real Ponte Milvio. Interviste, impegni, un’agenda che iniziava a riempirsi: tutto ciò che comporta il raggiungimento della fama lo ha inevitabilmente allontanato dal calcio dilettantistico, nonostante la squadra sia profondamente legata a lui e orgogliosa del suo percorso.

Eppure, proprio durante la kermesse sanremese, il cantante ha trovato il tempo di organizzare la classica partitella di calcetto, alla quale erano presenti anche giornalisti di Dazn, che attraverso i social ci hanno regalato momenti estremamente divertenti e autoironici.

Per approfondire chi fosse Edoardo Iaschi nella sua carriera da calciatore di Seconda Categoria, abbiamo scambiato due parole con Francesco Cavalcaselle, esterno dei gialloblù e suo compagno di squadra, che ringraziamo per la disponibilità.

Buongiorno Francesco, che tipo di giocatore è Edoardo? E sai se continuerà la sua carriera?

“Non so nelle squadre precedenti che ruolo facesse, ma è arrivato da noi come punta e ha giocato anche come mezzala. È un giocatore con caratteristiche ben definite: è molto bravo a proteggere la palla usando il fisico, sa girarsi con facilità e dialoga bene con i compagni, soprattutto se affiancato da un’altra punta. In un attacco a due si muove molto bene, fa gli uno-due ed ha anche un buon tiro.

Quest’anno ha avuto tanti impegni, quindi è stato meno presente, però gioca ancora. Per l’anno prossimo non so cosa deciderà.”

Il successo è arrivato in pochissimo tempo: da vostro compagno di squadra è diventato famosissimo sui social fino ad arrivare a Sanremo. Come avete vissuto questo passaggio?

“È stato tutto molto rapido. Ci sono stati alcuni episodi che ci hanno fatto capire che la cosa stava diventando seria. L’anno scorso non era famoso, ma faceva già musica come adesso. Alcuni segnali mi facevano pensare che stesse crescendo tantissimo.

Per esempio, dopo gli allenamenti, tornando a casa in macchina, mi è capitato di affiancarne una con ‘Non è mica te’ a massimo volume. È stata una sensazione assurda, mi stavo quasi commuovendo.

Poi c’è stato un concerto al Pincio — non quello con migliaia di persone, ma il primo — dove già c’era parecchia gente. Lì abbiamo iniziato a capire che qualcosa stava cambiando.

Successivamente il concerto all’Alcazar: tanti miei compagni erano presenti e hanno portato le maglie del Ponte Milvio, facendo il tifo per Eddie come fossimo allo stadio. È stato un momento bellissimo.

Infine il secondo evento al Pincio: c’era talmente tanta gente che alcuni compagni che erano con lui hanno quasi dovuto fargli da guardie del corpo. Non perché ne avesse bisogno — lui ama stare in mezzo alla gente — ma perché era impossibile camminare per la folla.

Noi ascoltavamo le sue canzoni già dall’inizio dell’anno e sentivamo quanto fossero belle. Abbiamo sempre cercato di fargli sentire affetto e sostegno, dimostrandogli che i nostri rapporti andavano oltre il successo.”

Com’è stato vederlo sul palco dell’Ariston?

“Un nostro compagno ci ha mandato la scaletta e abbiamo visto che si sarebbe esibito a mezzanotte e ventuno. Avevamo finito l’allenamento verso le undici e quella sera un ragazzo aveva portato da mangiare, perché abbiamo la tradizione che chi segna il primo gol offre qualcosa all’allenamento successivo.

Tra docce e tutto il resto abbiamo fatto tardi, tanto che il custode del campo ci ha mandato via. Allenandoci al Real Fettuccina, ci siamo messi con le macchine nel controviale di Viale di Tor di Quinto, in un parcheggio, per vedere insieme l’esibizione.

È stato un momento bellissimo. Alcuni si sono commossi, ed è comprensibile: vedere un tuo amico, un tuo compagno di squadra, esibirsi a Sanremo sapendo quanto fosse importante per lui non ha prezzo.

A volte non ci si rende conto di quanto un evento sia straordinario. Ecco, quello lo è stato davvero.”

Secondo te cosa lo rende così speciale?

“È difficile dirlo, ma penso che ciò che lo renda speciale sia il fatto che è un ragazzo come tutti, con una passione infinita per la musica. È molto genuino e sensibile, una persona con cui puoi parlare di tutto. Riesce a creare connessioni forti con gli altri, e forse è proprio questo che gli permette di scrivere testi così profondi, capaci di far appassionare le persone alla sua musica.”

In questi giorni ha organizzato una partitella a Sanremo, e dai video sembra molto autoironico. È così anche in campo?

“Sì, assolutamente. Soprattutto in allenamento riesce sempre a prendere le cose con leggerezza, a divertirsi e a scherzare anche sui suoi difetti calcistici. In partita, invece, si impegna moltissimo.

Aiuta tanto perché crea un clima sereno. Anche quando capitava che entrambi non fossimo titolari, stare in panchina con lui era la cosa più divertente: si scherzava sempre. È fatto così.”

Hai qualche aneddoto personale?

“È una figura di riferimento anche fuori dal campo. Anche quando ci sono diverbi, si riesce sempre a chiarire, perché è aperto al dialogo e molto sereno.

Una volta mi sono innervosito durante una partita e volevo prendere a calci una borraccia. Dopo la gara mi si è affiancato in macchina e ha cercato di darmi consigli su come gestire meglio la rabbia in campo. È stato un gesto molto bello.”

Un’ultima domanda sulla vostra stagione. Il progetto è giovane ma ambizioso: come sta andando?

“A inizio stagione puntavamo alla promozione, o comunque a fare il massimo. Poi, tra infortuni e alcune difficoltà, la rosa si è un po’ ridotta, nonostante nuovi innesti. Abbiamo iniziato molto bene, restando nelle prime posizioni per le prime dieci partite, poi siamo entrati in una fase di flessione e abbiamo perso diversi incontri.

Ora l’obiettivo è chiudere la stagione al meglio, con serenità. Siamo abbastanza certi di essere fuori dalla zona retrocessione. Per l’anno prossimo non so, ma sono convinto che faremo bene.”

 

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